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Istituto per il Credito Sportivo sceglie i servizi Var Group e l’iperconvergenza Nutanix

L’azienda

Atleti, gare, vittorie, campioni. Imprese che rimangono nella storia e nella memoria. Dietro ogni grande risultato sportivo c’è sempre un immenso lavoro di preparazione: non solo duro allenamento, ma anche attrezzature e impianti. È su questi ultimi aspetti che si concentra il lavoro dell’Istituto per il Credito Sportivo, l’unica banca pubblica a servizio del Paese per il sostegno allo sport e alla cultura. Oltre 160 persone lavorano da 60 anni per garantire il finanziamento all’impiantistica sportiva: in Italia, oltre il 75% di queste opere è stato sostenuto dall’attività di ICS.

La sfida

L’Istituto ha davanti a sé delle grandi e stimolanti sfide e sta vivendo un’importante fase di cambiamento che lo porterà a trasformarsi da semplice banca a piattaforma di servizi e soluzioni per lo sviluppo dello sport e della cultura del Paese.

In quest’ottica i requisiti dell’infrastruttura tecnologica sono piuttosto stringenti e, nonostante il settore pubblico non garantisca la stessa agilità tipica delle organizzazioni private, ICS si è da subito attivata per rinnovare il sistema hardware.

E’ stata avviata, quindi, un’attenta analisi del mercato per trovare la soluzione più adatta, che doveva anche comprendere la gestione del Disaster Recovery (DR) e l’iperconvergenza si è subito rivelata come la strada più congrua per raggiungere gli obiettivi.

A questo punto è stata avviata una selezione alla quale Var Group ha risposto prontamente, dimostrandosi in grado di interpretare in modo puntuale le esigenze di ICS con una soluzione consolidata, scalabile e affidabile. La proposta tecnica, perfettamente in linea con le richieste e a un prezzo vantaggioso, si è tradotta nella realizzazione di un progetto basato sul prodotto iperconvergente Nutanix. I servizi offerti a supporto e il team qualificato Var Group, che ha concluso la migrazione in tempi record, hanno contribuito alla piena soddisfazione di ICS.

La soluzione

Per sostituire le macchine blade di prima generazione, organizzate in otto nodi e su cui giravano una ventina di server virtuali e circa 200 desktop virtuali, si è scelta la strada della continuità di marchio, rimanendo su sistemi Lenovo. La nuova piattaforma iperconvergente, gestita centralmente dal software Prism, è stata strutturata in tre nodi dedicati all’ambiente di produzione e altri tre per il sito di DR.

Contestualmente, ICS ha deciso di non avere “in house” i propri datacenter, spostandoli presso un fornitore esterno. “Con i macchinari in sede, dovevamo gestire complessi problemi di sicurezza degli ambienti,” dice Guido Renna, responsabile dell’area tecnica di ICS. “Quando abbiamo redatto le specifiche progettuali, abbiamo quindi previsto l’installazione delle macchine all’esterno, in un sito Tier 3”. Per quanto riguarda la virtualizzazione, ICS ha deciso di rimanere su vSphere, l’hypervisor di VMware.

L’implementazione della nuova piattaforma ha richiesto poche settimane e la migrazione, anch’essa curata da Var Group, è stata rapida e indolore. “Abbiamo completato il passaggio senza fermare nemmeno un minuto la produzione, il tutto replicato in ambiente di DR,” conferma Renna. “Non abbiamo migrato le vecchie macchine virtuali così com’erano, perché erano piuttosto limitate dal punto di vista delle prestazioni. Abbiamo invece costruito un nuovo ambiente VDI fornendo alle singole macchine Lenovo una potenza nettamente superiore, sia come capacità di calcolo sia come storage e RAM. E ora abbiamo un ambiente a 64 bit, prima impossibile da realizzare.”

I risultati

Prestazioni notevolmente superiori e semplicità di gestione sono stati sicuramente i due aspetti più apprezzati da ICS, a cui vanno aggiunti sicurezza e continuità operativa ben maggiori rispetto al passato. “Dal punto di vista tecnico siamo stati confortati, se non piacevolmente stupiti, dalla potenza di calcolo espressa da questa piattaforma,” afferma Renna. “Oggi parliamo di uno storage che era quasi impossibile ottenere con il vecchio sistema, con una capienza sostanzialmente triplicata. Lo stesso discorso si applica ai processori, decisamente più potenti. La soluzione iperconvergente ci ha poi fatto approdare a un mondo IT nettamente flessibile e scalabile, con una protezione dei dati che prima non avevamo. In più, grazie a Prism, la gestione è molto semplificata.” 
La scelta di un ambiente così potente ha permesso di fare grandi passi avanti con i desktop virtuali, perché le macchine possono essere gestite in maniera molto più dinamica. “Abbiamo sicuramente ottenuto un beneficio in termini di performance, che prima potevano essere garantite solo dando all’utente una macchina fisica,” conferma Renna. “In più, in questo ambiente stiamo implementando soluzioni di ‘strong authentication’ e di crittografia dei dati, che con il nuovo hardware sottostante sono finalmente ben gestibili.”

La dichiarazione

“Abbiamo completato il passaggio senza fermare nemmeno un minuto la produzione, il tutto replicato in ambiente di DR. Non abbiamo migrato le vecchie macchine virtuali così com’erano, perché erano piuttosto limitate dal punto di vista delle prestazioni. Abbiamo invece costruito un nuovo ambiente VDI fornendo alle singole macchine una potenza nettamente superiore.” – Guido Renna, Resp. dell’area tecnica di ICS

I prossimi passi

Il successo del progetto e la soddisfazione degli utenti di ICS portano a valutare con fiducia ulteriori evoluzioni della piattaforma. La prima riguarda l’hypervisor: rimanere su vSphere significa restare   ancorati ai costi di licensing. Il passaggio a Nutanix Acropolis (AHV) verrà quindi attentamente valutato.    Il secondo possibile aspetto è quello del Disaster Recovery, che in futuro potrebbe essere migrato su Xi,    il cloud di Nutanix.

08 aprile 2019
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